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#Gay – Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino 3, la vendetta

di il 11/03/2018
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IL MIO VOTO


 

Provo ad articolare qualche idea dopo la visione, cercando di evitare quella noiosa e maniacale puntigliosità che assomiglia ai postumi di una sbornia, e che si manifesta ogni volta che scorrono i titoli di coda di un film di Guadagnino. Per fortuna ho visto il film assieme a mia madre, e a lei non piace tanto assaporare il silenzio.

Nello stesso momento in cui Andrè Aciman scriveva le pagine del suo romanzo, delegava il compito della trasposizione cinematografica, non pensava però sarebbe caduto nelle mani di colui che ebbe da offrire quel disastro di idee sconnesse sull’adulterio che è “Io sono l’Amore”.

Proprio dai Frammenti di Eraclito, che Oliver legge tra un pomeriggio soporifero e l’altro, in quel di Crema, si trova questa riflessione:

Se la felicità fosse nei piaceri del corpo, diremmo felici i buoi, quando trovano veccie da mangiare”.

Quel febbrile equilibrio tra raziocinio e affettività, di cui si compone la scoperta della propria sessualità, e che risulta essere un fatto incendiario per il diciassettenne Elio, viene condito da digressioni sull’etimologia dell’albicocca, scomodando un po’ Heidegger, qualche discussione su Bettino Craxi, e tante tantissime sigarette. Armie Hammer è la versione all’Amuchina dell’inavvicinabile e gelido Oliver di Aciman. E da qui sorge il dubbio:

perché Guadagnino ha paura di elaborare sulla profondità dei personaggi?

Un gesto d’incompetenza verso il testo, verso il talento di Timothée Chalamet, e verso tutti i gay che sperava(m)o tanto di redimere il regista irredimibile. E appunto lo dice lo stesso Oliver: “alcune cose rimangono uguali solo attraverso il cambiamento”. Caro Guadagnino, non provare a cambiare mai, perché rimarrai sempre uguale.

Arrivo a casa, apro la portiera della macchina e mia madre parla ancora di quanto fossero bravi i genitori e come sono diversi i tempi rispetto alla mia adolescenza. No, i tempi non sono diversi, Tina Turner già ne fece un inno: “What’s Love Got To Do With It”, appunto brano del 1983.

Luca Guadagnino ha già preannunciato il sequel. No grazie, non ne abbiamo bisogno, esiste già il film Le deuxième commencement (EU) / Lazy Eye (US), entrambi molto più brutali ed onesti.

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