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#feff19 – Il Diario delle pecorelle (pigre e a casa) – terza e ultima parte

di il 18/05/2017
 

Un ovile ultramoderno, da qualche parte, nelle piane del Nord…

Soapina: Ragazze, avete iniziato a fare i bagagli? Fra pochi giorni si parte per l’alpeggio.
Brividina: Non fa ancora troppo freddo, Sopi? Sei sicura?
Soapina: Sì, sì, dai. Non sto più nella lana: aria pura, erba novella, e tanto tempo per guardarci le serie.
Brividina: Cosa ti porti?
Soapina: Mi hanno parlato bene di Fued, con la straordinaria coppia Susan Sarandon e Jessica Lange nei panni rispettivamente di Bette Devis e Joan Crawford ai tempi della lavorazione di Che fine ha fatto Baby Jane?

Nerina: Allora, ragazze, qua nessuna parte se prima non finite di raccontare i film che avete visto al FEFF quest’anno.
Fantasina: Uffa! Io non mi ricordo già più niente.
Nerina: Ma se sei andata in brodo di giuggiole per Vanishing time: a boy who returned facendoci una testa così coi tuoi ‘finalmente un film da FEFF, finalmente un film da FEFF’.
Fantasina: Sì, quello lo ricordo. Pazzo. Più che per l’idea, già vista altre volte (il tempo che si ferma per l’umanità mentre tre ragazzi continuano a vivere normalmente in un mondo statico), per la simpatica singolarità con cui il regista Tae-Hwa Um ha risolto i vari problemi generati dal rapporto tra le due diverse realtà temporali.
Soapina: Anche a me è piaciuto. C’è anche il lieto fine amoroso.
Dispettina: Io non ho voglia di scrivere niente. Al massimo posso fare l’elenco dei brutti.
Lubitschina: Quante volte te lo devo dire, Dispettina. Non si dice mai di un film che è brutto. Se il regista è semisconosciuto devi dire: ‘un’opera non del tutto convincente’, se è famoso e acclamato la formula è: ‘ci regala il suo film più maturo e personale’ o, in alternativa ‘un’opera criptica di grande fascino’.
Dispettina: Sì, come no… Allora, Hirugao – Love Affairs In The Afternoon di Hiroshi Nishitani è una cazzata inguardabile, giustificata solo dalla presenza dei due idol in sala e sullo schermo. L’idea che 400 copie di questo film siano appena state distribuite in Giappone, rende meno vergognoso il successo nostrano delle nostre commediole con Raul Bova. Godspeed del taiwanese Chung Mong-Hong è sceneggiato alla ‘Che sballo quest’erba! Guarda che scena stupenda che ho scritto’, senza, però la resa dei conti il giorno dopo, da lucido, in cui ti accorgi che fa cagare. È come quei film che vedi a singhiozzi perché dormi: non capisci che cazzo succede e ti sembra tutto incoerente. Solo che sei sveglio.
A proposito di sveglio, due altre segnalazioni poi mi taccio: The city of betrayal di Daisuka Miura, dove ho dormito, ma hanno dormito praticamente anche le altre, tranne Tintina che sperava in qualche scena che esorcizzasse l’equazione: sesso + Giappone = morbosa noiosità. Run-off, del coreano Jong-Hyun Kim, l’ho visto tutto, invece. A chi frega dell’hockey femminile? A chi frega dell’ennesima storia di riscatto legata allo sport? Forse metterlo tra i brutti è ingeneroso, ma perché portare a un festival un film del genere. Boh. E già che siamo in tema di ‘sport’ (lo so che avevo detto due ma noi pecore, dopo il due, concepiamo solo il ‘molti’), ho una domanda: perché proporre un film biografico su di un giocatore di shogi, ossia una variante giapponese degli scacchi (Satoshi: A Move for Tomorrow)?! Per far vedere che al cinema si può raccontare di tutto? C’è qualcuno, fuori dai festival, disposto a pagare per vedere un film su un eroe degli scacchi? I giapponesi sono bizzarri, è il loro bello, ma sarei curioso di sapere cosa si è messo in tasca Yoshitaka Mori, il regista, dopo l’uscita nelle sale. Forse doveva ficcarci dentro un idol pure lui.
Nerina: Insomma, ragazze, nessuna ha qualcosa di buono da dire?

Brucelina: A me è piaciuto Kung Fu Yoga, il baraccone cino-indiano di Stanley Tong con l’inossidabile Jackie Chan nel ruolo dell’archeologo, stile Indiana Jones. Belle scene di botte. Jackie è sempre una garanzia.
Nerina: Sì, ma il resto del film è una merda per brufolosi mangia pop-corn. Tolto il balletto bollywoodiano alla fine, cosa rimane? Eppoi, con tutti i mestieri pericolosi che ci sono, ma sempre un archeologo deve essere il protagonista dei film di avventura?
Brucelina: Beh, almeno Mrs K di Yuhang Ho sarà piaciuto anche a te, Nerì. Ci sono combattimenti, ammazzi e il sempre bravo Simon Yam.
Nerina: Sì, non male. Anche se è un film che si dimentica subito così come il thriller carcerario The Prison di Hyun Na. Piacevoli entrambi ma poco più. Forza, nessun altro commento?

Pinoyna: Io posso parlare degli altri film filippini in concorso. Die Beautiful di Jun Robles Lana, è una commedia dolceamara che ha nell’idea del titolo (il desiderio della protagonista transgender di avere sette giorni di veglia funebre, con un vestito e un trucco diversi per ogni giorno) e nella sgargiante fotografia il suo principale appeal. La storia, la vita di Trisha, che è raccontata in flash back, è abbastanza risibile e non particolarmente originale ma l’interpretazione di Paolo Ballesteros la carica di una sincerità che rende commoventi anche le tette posticce. Come fondatrice del suo primo fanclub ovino, non posso non menzionare, poi, il misurato cameo della nostra adorata Eugene DomingoSeclusion di Erik Matti è un discreto horror che si apprezza soprattutto per l’ambientazione claustrale e l’ambiguità della santa bambina protagonista. Purtroppo la storia è quasi inesistente e l’impressione generale, alla fine, è che i risultati non siano stati all’altezza delle aspettative. Peccato perché il precedente Honor Thy Father si era distinto proprio per la qualità della scrittura e la solidità narrativa. Come quasi sempre accade, la sceneggiatura fa la buona o la cattiva riuscita di un film.
Nerina: Brava Pinoyna! Però, se sputi sentenza così risolute, non ti prenderanno mai, quelli di Sentieri Selvaggi. Mai dire cose troppo chiare. Fai dell’anacoluto il tuo stile. Usa frasi trombone tipo ‘un effetto travolgente di un sentire panico incarnato da un sentimento fuori dagli schemi’ e ce la farai.
Pinoyna: Ma, veramente, non è che ci tenga poi tanto…
Nerina: Scherzavo, sciocchina! Bene. Adesso mando la registrazione di questo meeting improvvisato in redazione. Volete aggiungere qualcosa?
Soapina: Vi amo tutte e tutti e vi mando tanti cuoricini dolci. E tanti bacini alla Sabri che sento un po’ come la mia mammina.
Brucelina: Anch’io ti voglio bene, Sabri, ma porta più film di botte.
Dispettina: E di ammazzi.
Tintina: E di tette e culi.
Nerina: Ok, ok, basta così. E con questo, cari e affezionat…
Lubitschina: Un momento!
Nerina: Cosa c’è Lubby?
Lubitschina: Sono appena tornata dal Madagascar. Sull’aereo ho visto I am not Madame Bovary di Feng Xiaogang.
Nerina: E allora?
Lubitschina: Beh, la sceneggiatura è molto divertente e Fang Bingbing è tanto caruccia.
Nerina: Sì, va bene, ma di questa storia dell’oblò nero che maschera quasi tutta l’immagine cosa ci dici?
Lubitschina: Credo che il regista, con questa trovata,  ci regali il suo film più maturo e personale.

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