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#Cannes2018 – 8 giorni per per invecchiare di vent’anni, parte 6

di il 19/05/2018
 

Ho preso una decisione: se torno a Cannes il prossimo anno, devo assolutamente avere uno smoking con le paillette, sono stufo di vedere look favolosi e io sempre con la mia solita maglietta. Il glamour qua è veramente alle stelle: mai visto un numero così elevato di vestiti eleganti, acconciature che hanno abbisognato di ore e ore di parrucchiere e gioielli scintillanti. Tutto ovviamente sfoggiato da gente assolutamente disinteressata al film che sta andando a vedere.

Sette del mattino in autobus, questo è vestito così

Sette del mattino in autobus, questo è vestito così

IN MY ROOM di Ulrich Koehler è un film particolare (particolare non vuole dire bello), sulla quale riuscita ho qualche dubbio. Parte come un film intimista, fin quasi troppo realista: la nonna del protagonista muore e pare che sia un lutto invivibile (una signora di 90 anni circa) e poi, improvvisamente, spariscono tutti gli esseri umani della terra, tranne il protagonista, che resta completamente da solo, come un moderno Robison Crusoe. Si adatterà bene e, come tutti i Tarzan, avrà la sua Jane, ma per poco, perché essendo rimasta l’unica donna al mondo, avrebbe intenzione di girarselo. A metà film ho avuto il desiderio di andarmene, però sono rimasto, questo vorrà pur dire qualcosa, non dico che mi sia piaciuto, ma mi è restato dentro.

Qui al festival, prima di partire, temevo di trovare l’atteggiamento classico dei francesi tra il personale, che invece è gentilissimo. Ma appena ti allontani di qualche metro dal Palais de Festival  e ti imbatti in qualche accreditato insofferente, l’animo del “io sono a casa mia, posso permettermi di esser cagacazzi“, esce subito.

Lei/lui favolosa, io in scarpe ginniche, jeans e maglietta. Mai più!

 

LIBRE di Michel Toesca è un documentario sui rifugiati. Dopo Fuocammare e Human Flow, un altro film su migranti passa per un festival importante. Questo in particolare parla esclusivamente della situazione che esiste nel confine Francia/Italia e gli effetti dell’immigrazione sul confine con Ventimiglia. La storia è quella di Cedric, che ospita nella sua fattoria tutti coloro che non verrebbero accettati in Francia, racconta la sua lotta con la Polizia, i prefetti e la politica in generale. Nonostante tutta la retorica che si porta dietro è un film davvero interessante. Soprattutto per me, come italiano, con la prospettiva di un governo Salvini-Di Maio che su queste cose ci hanno marciato incredibilmente, urlando ai quattro venti che risolveranno il problema, se di problema si può parlare, scordandosi sempre di dire esattamente come.

 

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